trio
Marilena e Sofia a Cuba: La Habana Proibita
Lucienk
09.05.2026 |
1.532 |
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"Quella notte, sotto il cielo di Cuba, i mariti erano solo un ricordo sbiadito al tavolo verde, mentre noi stavamo riscuotendo la nostra vincita più grande..."
L’atmosfera all’interno del Casinò dell’Avana era soffocante, un mix denso di fumo di sigaro pregiato, profumi costosi e il tintinnio metallico e ipnotico delle fiches che saltellavano sul tappeto verde. I nostri mariti erano completamente assorbiti, quasi ipnotizzati dai tavoli: mio marito puntava compulsivamente sul rosso alla roulette, quello di Sofia era teso come una corda di violino davanti al banco del Blackjack. Per loro, in quel momento, non esisteva nient'altro che la sfida con la fortuna.Io e Sofia ci siamo scambiate uno sguardo complice; eravamo stanche di fare da spettatrici. Mi sono avvicinata a mio marito, sfiorandogli il collo con le dita:
— "Caro, visto che voi siete nel pieno del gioco e noi ci stiamo annoiando, prendiamo un'auto dell'hotel con l'autista. Facciamo un giro per vedere l’Avana di notte."
Lui ha annuito senza nemmeno voltarsi, allungando con noncuranza una manciata di pesos. "Va bene, cara. Divertitevi."
Siamo uscite nel calore tropicale. Ad attenderci c'era una mastodontica Cadillac nera degli anni '50, lucida come ossidiana. L'autista, Alejandro, era un cubano giovane con bicipiti d'acciaio che tendevano pericolosamente la divisa. Appena ci siamo accomodate sui sedili in pelle, il profumo di tabacco e dopobarba speziato ci ha invaso i sensi. Alejandro ha premuto un pulsante sul cruscotto, facendo uscire un vano refrigerato segreto con una bottiglia di rum bianco ghiacciata. Abbiamo iniziato a bere e ridere, scherzando con lui.
Lo abbiamo convinto a portarci in un quartiere della trasgressione, un posto che non appare su nessuna guida. Quando siamo scese davanti a un locale clandestino, camminavamo ballando a ritmo di salsa, prendendo Alejandro sottobraccio. Indossavamo abiti di seta leggera che il vento caldo incollava alle nostre curve; in un movimento del ballo, lo spacco del mio vestito si è aperto, rivelando il bordo di pizzo nero delle mie autoreggenti. Sofia, con i capelli biondi selvaggi per l'umidità, rideva mentre faceva misurare ad Alejandro la tonicità dei suoi muscoli.
Tornate all'auto, ho deciso di cambiare gioco:
— "Sofia, io voglio stare davanti!" — Mi sono seduta accanto a lui, sentendo le vibrazioni del motore. — "Senti come trema questa macchina, Alejandro, mi fa vibrare tutta quando acceleri!"
Sofia, sporgendosi da dietro, mi ha sussurrato: — "Ci sarà qualcos'altro che ti farà vibrare stasera..."
Alejandro ci guardava con il fiato corto, vedendo nello specchietto la mano di Sofia scivolare dentro la mia camicetta. Lei ha iniziato a toccarmi il seno, sbottonandomi i primi bottoni finché un seno non è saltato fuori, turgido. Ho scavalcato il sedile mentre l'auto era in movimento, finendo sopra di lei. Abbiamo iniziato a baciarci con passione.
— "Siamo amanti fin da ragazzine, Alejandro," — gli abbiamo detto — "ma ci piacciono anche gli uomini come te. Che ne dici di trovare un posto tranquillo e venire ad assaggiarci?"
Lui non ha detto una parola. Ha sterzato verso una stradina isolata tra le palme e ha spento il motore. Appena il silenzio ci ha avvolti, io e Sofia ci siamo scostate, creando un varco in mezzo a noi sul grande sedile posteriore. Alejandro ha scavalcato con foga, piombando nel nostro nido di seta e profumo.
Senza dire una parola, le nostre mani sono andate dritte ai suoi pantaloni. Gli abbiamo estratto il membro scuro, turgido, lungo ben 21 centimetri che pulsava nel buio. È iniziato un lavoretto a due bocche e quattro mani che lo ha lasciato senza fiato. Ci siamo avventate su di lui con l'esperienza di chi sa esattamente cosa vuole. Mentre io usavo la lingua per tormentare la punta, Sofia scendeva più in basso, prendendogli le palle tra le labbra e succhiandole con una ferocia dolce.
Ci siamo alternate con un ritmo frenetico: due lingue che si incrociavano lungo l'asta calda, finché non mi sono calata su di lui in una gola profonda totale, accogliendolo tutto, mentre Sofia continuava a stimolarlo lateralmente con colpi di lingua rapidi e precisi. Alejandro stava impazzendo, risucchiato da due bocche esperte che non gli davano tregua, gemendo i nostri nomi nell'oscurità dell'abitacolo.
Eravamo noi a condurre il gioco, e Alejandro era ormai solo uno strumento nelle nostre mani. Quella notte, sotto il cielo di Cuba, i mariti erano solo un ricordo sbiadito al tavolo verde, mentre noi stavamo riscuotendo la nostra vincita più grande.
Se la storia vi piace e volete sapere come è finita tra noi tre in quella notte magica a Cuba, lasciate i vostri commenti!
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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